Grazia Ribaudo pittrice
Grazia Ribaudo disegnatrice pittrice
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2009 Paola Artoni
"Scrittura dipinta - pittura scritta", presentazione a catalogo della mostra "Allegorie della scrittura: De Leo, Penna, Ribaudo", Galleria Errepi Arte, Mantova, agosto 2009
 

È un’attrazione straordinaria, antichissima e imprescindibile, quella che lega l’arte alla scrittura, e viceversa. Lettere, alfabeti, linguaggi, concatenati agli strumenti della scrittura e ai suoi codici. Un alfabeto da una parte, una tavolozza dall’altra, le sinuosità delle lettere in un caso, il movimento del disegno nell’altro mondo. Eppure ci sono artisti grazie ai quali queste barriere sono state abbattute (basti pensare alla rivoluzione di Paul Klee o, più recentemente, alle sperimentazioni iniziate negli anni Sessanta con la Poesia visiva e l’esempio della scrittura grafico-pittorica di Riccardo Licata), sintomo questo di una necessità di libertà che supera i meccanismi precostituiti. È il caso degli artisti chiamati a raccontare le declinazioni contemporanee di queste “Allegorie della scrittura”.

Per Mario De Leo si tratta di una esplorazione di alfabeti, una continua stratificazione ed elaborazione di linguaggi misteriosi e primordiali. Tecniche miste su tavola lasciano affiorare un universo a-temporale. Tutt’attorno la dimensione pittorica è evanescente, delicatissima, mentre, come in un magma primordiale, affiorano delle tracce di segni allo stato embrionale, quasi fossili. Solamente al centro i tratteggi sono raccolti e circoscritti, delimitati all’interno di superfici delicatissime, quasi fossero pagine di un manoscritto miniate da una mano misteriosa, arcaica (o extraterrestre?). Pittogrammi, ideogrammi, quadri e riquadri. Sono rimandi calligrafici che evocano dimensioni primitive e primigenie, essenzialmente musicali, delicati come un arpeggio sulle corde vibranti di un musicista-pittore (o pittore-musicista, senza gerarchia di arti…).

Per Raffaele Penna la pittura è un’arte graffiata dai segni del tempo e della vita, esplorata, celata e racchiusa in un linguaggio affascinante. Sono germinazioni, frammentazioni di carte, allusione alla scomposizione della memoria, che si aprono in forme a stella per lasciare intuire ciò che si trova oltre. Come un processo di elaborazione e rielaborazione delle esperienze, la sedimentazione dà origine ad altre chiavi di lettura e ciascuno ritrova pezzetti di pagine, come una sorta di diario non scritto se non nel proprio cuore, nelle tempeste della vita e nella pacata solitudine. Pagine ora chiuse ora spalancate, occhi, finestre di osservazione verso l’esterno ma, soprattutto, verso la propria interiorità. Ci sono giorni accartocciati come frammenti di carte stropicciate, ci sono ore vibranti di emozioni, c’è “semplicemente” una vita svelata con pudore.

E nel segno di un racconto contemporaneo si muove la poetica di Grazia Ribaudo, dove stralci di testi inviati via e-mail sono rielaborati e trasformati grazie a interventi pittorici di grande energia. Desiderio, necessità di aprirsi al mondo, una comunicazione reale, “di cuore” prima ancora che cerebrale, autenticamente emozionata e anche sofferta. Appuntamenti mancati, attese deluse ma anche speranze da coltivare come fiori delicati. Ponti oltre l’isolamento e la solitudine che, paradossalmente, si avvertono più forti nell’era telematica. La salvezza? Per Grazia è in un lampo di colore puro, energia che supera le barriere dell’incomunicabilità, fino a ritrovarsi tutti almeno un po’ più parte della famiglia umana.


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