Grazia Ribaudo pittrice
Grazia Ribaudo disegnatrice pittrice
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2009 Claudio Rizzi
"Allegorie della scrittura", presentazione a catalogo della mostra "Allegorie della scrittura: De Leo, Penna, Ribaudo", Galleria Errepi Arte, Mantova, agosto 2009
 

[...] Nell’oceano dell’approssimazione, dell’emulazione, dell’identificazione nel branco, la parola ha perso gran parte del peso specifico, del senso e del luogo. Nel dilagare dell’impoverimento, la proprietà linguistica, poetica e letteraria, risulta naufraga in balia delle onde.
La conforta l’arte: pittura e scultura concorrono a delineare orizzonti di approdo, lidi di riparo e tutela. Bandita dalla carta, sopraffatta dal parlato dei media, la scrittura, nel valore intimo, nella radice dell’uomo, trova grande sostegno nell’arte.
Peraltro, dalla metà dell’Ottocento, l’arte ha mutato obiettivi e punti cardinali, tramutandosi da strumento di comunicazione oggettiva, simbolica o realistica, in ottica di interiorità e di evocazione soggettiva. Dunque, se prima la parola era sermone, ora è autonomia poetica.

Il panorama dell’attualità è ricco di testimoni in merito e i tre interpreti chiamati ora in scena delineano territori attigui anche se differenti, sintetizzano il percorso del tempo, ritraggono gli spazi dell’umanità.

Mario de Leo recupera arcaiche grafie, pergamene simbolo o canovaccio di giurisprudenza. Raffaele Penna anima iscrizioni, frammenti e letture divinatorie: voli di uccelli, presagi del cielo, sole, pioggia e raccolto propizio. Grazia Ribaudo traduce presente e futuro, cultura e strumenti del nostro tempo. La rete è divenuta il supporto dell’essere, spazio vitale, patrimonio cognitivo e comunicazionale. L’interazione è lì, nel clic, nell’istante, abbattendo confini e tempi di trasmissione.

Simboli, codici, parole chiave. Una volta la chiave consisteva nella parola. E lo scritto era scolpito nelle tavole della legge di De Leo, nei suoi reperti di sapore orientale, nelle argille e nelle sabbie di biblici deserti, nelle suggestioni di religiosa saggezza. Oppure nel segno primordiale di Penna, nei suoi papiri, nella materia immersa nella natura, sapore della traccia di pietra e roccia incise a monito perenne, come il graffito del prigioniero o il calendario del superstite.
Allora una tavola sanciva la storia di un popolo, ora una mail identifica il ventunesimo secolo e garantisce l’istantaneità del tutto, come se non esistesse più la sedimentazione del tempo.
Mario De Leo incide archetipi di codici, palinsesti e spartiti, storie di umanità, di minoranze che nell’identità hanno difeso la sopravvivenza.
Raffaele Penna scava ataviche memorie, l’arsura della terra, il limitare dei campi, germogli della vita nelle sue antiche sentenze e reperti di civiltà.
Grazia Ribaudo fotografa la contemporaneità e il linguaggio sincopato della comunicazione fredda, interpreta le geometrie della nuova missiva e l’aritmetica del monologo che chiede colore per assaporare la vita.

La visione delle cose, sebbene mirate da visuali differenti, la proprietà di ambiti tematici che nella maturità del viaggio divengono poetici, accomuna i tre artisti in dialogo intenso. Passato e futuro si collegano in linea di continuità, richiamano sedimenti e accendono attesa.

È un invito al colloquio. E nel ritratto della parola risuona la scrittura.


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