Grazia Ribaudo pittrice
Grazia Ribaudo disegnatrice pittrice
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2008 Claudio Rizzi
"La memoria e l'ardire", presentazione a catalogo della mostra personale "Forma e Fondamento", Villa Vertua, Nova Milanese, aprile 2008.
 

Le opere di Grazia Ribaudo accendono forte attenzione e tanto più inducono a considerazioni aperte alla lettura critica dell’attualità.
I nuovi linguaggi, infatti, beneficiano oggi di grande risalto. Come usualmente avviene intorno ai temi in auge, l’enfasi genera frequente retorica.
Dell’argomento si parla molto. Persino troppo. Senza nemmeno specificare se si tratti di nuovi linguaggi nell’arte oppure dell’arte. Non è distinzione pedante ma sostanziale. Distingue lo strumento dalla finalità. E non sempre lo strumento garantisce il traguardo.
La transizione epocale protesa al culto dell’effimero tende a premiare l’evidenza senza discernere tra apparenza e contenuti. L’abito fa il monaco. La sembianza prevale sull’essere.
Ma non lasciamoci abbagliare. La confusione attuale deriva da malinteso nel concetto di equivalenza. Azione uguale arte. Trovata uguale arte. Espressione uguale linguaggio. Senza considerare che il lessico necessita della sintassi e viceversa, dimenticando che numeri estemporanei non generano aritmetica, come parole inermi non determinano poesia.
Occorre ritornare ai punti cardinali, ridefinire il territorio di competenza e comprendere che l’arte, avvalendosi di espressività strumentale, focalizza contenuti e procede ben oltre la semplice evidenza del mezzo. Anzi, all’esteriorità del dato tecnico corrisponde in misura esponenziale il fondamento di interiorità, ovvero il valore poetico e intellettuale.
Allora il linguaggio non può connotarsi quale unicità di fine
ma deve determinare suggestione, evocazione o individuazione del concetto.
Lo scenario d’attualità, benché comprenda frequente travestimento, risulta confortante nelle presenze solide e mature di artisti anche giovani. In questo palcoscenico è ottima interprete Grazia Ribaudo, capace di esiti raffinati nella concretezza del lavoro.
Testimonia il proprio tempo, l’attualità di comunicazione e la solitarietà del monologo.
All’universalità di colloquio può corrispondere la solitudine telematica. Alla parola pronunciata, sussurrata o scritta nell’inchiostro della grafia, il tempo ha sostituito l’esiguo calore della e-mail.
Ribaudo interpreta l’epoca, l’immediatezza del messaggio e l’unicità di linguaggio.
Come radiografia del mondo, la tela che accoglie la pittura è solcata da una trama di segni, inequivocabile rete, simbolo e realtà.
Quasi substrato naturale, o risorsa della terra, la ramificazione del contatto è divenuta struttura dell’umanità ma l’elettronica non aliena poetica e pittura.
Qui interviene Ribaudo, consapevole dei valori e intimamente convinta della meraviglia del progresso come dell’infinito emotivo.
Coniuga la persuasione della tecnologia al fascino della suggestione.
Dialoga con lo strumento della contemporaneità ma adotta la pittura, immediatezza di segno ed evocazione nel colore, quale innegabile affermazione di umanità.
La coerenza con l’età anagrafica conduce Ribaudo a condividere valori diversi e apparentemente opposti, riuscendo a superare ogni eventuale contrapposizione ed anzi a modularli in simbiosi.
Eliminata a priori qualsiasi ipotesi nostalgica, grazie alla comprensione della propria epoca e alla piena padronanza del mezzo tecnico, Ribaudo instaura un raro dialogo tra umanesimo della pittura e omologazione della tecnologia.
In questo esito forte di personalità, si fondano le esperienze maturate in anni intensi dedicati alla pittura e alla pratica web.
La piena conoscenza del mondo internet ha condotto Ribaudo a riflessioni non superficiali tese a considerare il substrato della leggibilità e il meccanismo della comunicazione, ampliando le annotazioni ai concetti di individualità, inviolabilità, riservatezza e controllo, globalità e solitudine.
Ma anziché procedere nella valutazione tecnologica o giuridica, nel metodo o nel merito, lei ha importato, o meglio innestato, i valori della poetica e dell’arte.
Ha conferito vitalità altra e nuova al meccanismo dell’universalità.
La rete telematica è globale ma la postazione è singola e solitaria. Il messaggio è recepibile eppure richiede la connessione. L’arte non esige ma evoca. E si rivolge a tutti con la voce dell’umanità.
Dalla trasparenza dello scritto, documento ipotestuale che accompagna ogni messaggio in evidenza, trapela l’altra metà del mondo, l’anima, rapida apparizione nell’immediatezza del segno e nella luminosità del colore.
Pittura radicata nella tradizione, maturata da lunga confidenza con la tavolozza, pittura di gesto e di passione, apparentemente libera ma in realtà estremamente determinata. Dettata dalla consuetudine di un segno incisivo e nitido, immediato ma non casuale, capace di grande libertà ma nel rigore della logica.
Un territorio di approfondimento negli spazi della contemporaneità, l’osservazione del paesaggio tecnologico, la memoria e l’ardire della navigazione poetica.


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