Grazia Ribaudo pittrice
Grazia Ribaudo disegnatrice pittrice
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2008 Emanuela Dho
Recensione critica in occasione della mostra collettiva "Modularte: libero spazio in libera mente", Palazzo Spinola, Genova, luglio 2008.
 

In sintonia quasi empatica col tema di questa mostra, Grazia Ribaudo sublima nell’opera “Flag (dittico verticale)” un concetto metafisico di libertà, che nel linguaggio universale informatico si incarna nel segno del flag (la “spunta”), emblematico attore dell’autodeterminazione. Grazia tesse, con l’abilità di una Aracne del terzo millennio, la rete telematica che è sfondo ed universo insieme, realtà virtuale e parallela, sincera mistificatrice di messaggi ed illusioni, di scelte e di contatti, punto di incontro e di partenza di rapporti e solitudini, che fluttuano come spettri inconsapevoli, sospesi in un labirinto di cavi.
Lucida e delicata interprete dell’era tecnologica, l’artista coglie i segni del cambiamento e sposa elementi apparentemente inconciliabili, individuando energia, colore e luce, laddove non parrebbe altro che l’arido rigore delle macchine.
L’essenzialità della scelta espressiva e, nello stesso tempo, la sua complessità inducono lo sguardo ad una sosta meditativa, una pausa nel fluire incessante delle informazioni che la rete accoglie, ma non trattiene. Così, il Flag assurge ad eroe solitario di un destino disordinato, trova corpo nelle sue infinite trasformazioni e si eleva dalle profondità fino a cavalcare l’oceano dei codici binari.
È una nuova dimensione, quella che ci si spalanca davanti, dove il divertissement d’artista diviene riflessione ed interpretazione, distillato di quella selva di sentimenti e dubbi che alcuni chiamano Caos ed altri chiamano Vita.


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