Grazia Ribaudo pittrice
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Flag (dittico) in esposizione a Modularte: libero spazio in libera mente
18 luglio 2008:
Inaugurazione mostra collettiva MODULARTE: LIBERO SPAZIO IN LIBERA MENTE a cura di Emanuela Dho

Esposizione internazionale di arte contemporanea

a cura di: Emanuela Dho
sede espositiva: Ars Habitat (Palazzo Spinola di San Luca ex Ratto-Picasso) via San Luca 14/4 - Genova, centro storico
Periodo mostra: dal 16 al 30 luglio 2008

Vernissage: 18 luglio 2008 , h 18



Espongono gli artisti:

Tania Bonannella, Giuliano Giuliani, Salvatore Lucisano, Angelo Mazzoleni, Nemo, Gabriele Perissinotto, Luigi Perrella, Michele Praticò, Chris Rain, Grazia Ribaudo, Giuliana Robecchi, Paolo Santo, Stefano Sorrentino, Stefania Vassura, Alessandra Veccia, Carla Veronese.



L’Associazione Immaginecolore.com è felice di presentare la Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea “MODULARTE: LIBERO SPAZIO IN LIBERA MENTE”, curata da Emanuela Dho nella prestigiosa cornice dello storico Palazzo Spinola di San Luca ex Ratto-Picasso, nel cuore antico di Genova. L’idea di questa mostra nasce dalla volontà di restituire agli artisti lo spazio espositivo, affinché la creatività sia libera di esprimersi secondo le esigenze di ognuno, requisito indispensabile perché lo spirito dell’arte possa librarsi privo di qualsiasi costrizione. La libertà è il primo anelito dell’Uomo, è il diritto irrinunciabile all’autoaffermazione, all’espressione, al pensiero non sottoposto a vincoli ideologici, politici, religiosi: libertà è quello che gli artisti di tutti i tempi hanno rivendicato attraverso le loro opere, fino alle conseguenze estreme.

Abbandonati i limiti della forma, le opere di Gabriele Perissinotto delineano una verità intima e autentica, una realtà a misura dell’Io che, finalmente affrancato dalle catene del presente, trova la propria dimensione nell’inconsistenza dell’essere. È un fluire di sensazioni, invece, l’arte di Tania Bonannella, realizzata attraverso l’uso sapiente degli smalti, che come onde si frangono sulla tela trasportando lo sguardo in “Paesaggi dell’anima”, mentre “Flag” di Grazia Ribaudo scivola leggera ed evanescente come una visione, come un vento di libertà che spiri tra le pieghe della sensibilità dell’artista. Un mondo fiabesco e surreale è quello di Luigi Perrella, che gioca con ironia con i colori, restituendo un caleidoscopio di pensieri che popolano la mente dei suoi personaggi, emblematici interpreti nel teatrino della vita; un’analoga, ma più amara riflessione soggiace all’opera di Angelo Mazzoleni, che indaga con lucida oggettività la condizione dell’uomo, ignaro burattino nelle mani del fato. Nell’arte di Nemo, invece, è la materia vissuta ad avere il sopravvento, divenendo metafisica ancella delle trasformazioni del tempo. Una denuncia coraggiosa, il grido d’aiuto di un animo incatenato e ferito, che lotta e non si arrende: i “Riflessi di latta” di Salvatore Lucisano rivelano una realtà frastagliata e mutevole, dove la tecnologia diviene un’arma a doppio taglio. Frammentata è anche la visione artistica di Carla Veronese, dove i piani si scompongono e sovrappongono, in un effetto di pitto-scultura che guarda ai grandi maestri dell’astrattismo, in un’interpretazione originale e personalissima. La creatività Chris Rain si esprime, invece, attraverso il filtro della fotografia, catturando immagini ora oniriche ed inquietanti, miraggi dell’inconscio che affiora impresso nella pellicola, mentre gli scatti di Stefania Vassura colgono schegge della realtà quotidiana, assicurando dall’inesorabile scorrere del tempo momenti di assolata felicità, quasi cartoline del cuore destinate a suggellare un patto malinconico con la memoria. La vitalità sfrontata della Pop Art illumina le opere di Paolo Santo, dove i paesaggi ritratti divengono icone di una favola colorata ed allegra, narrati con tratti netti e decisi che richiamano l’assoluta libertà interpretativa del fumetto, dialogando con la “Parola di musicista” di Stefano Sorrentino, che nei suoi lavori esplora la grafia di musicisti famosi, in un profondo e sottile gioco di rimandi tra le arti, che affascina lo sguardo e solletica l’intelletto. Nelle opere di Giuliano Giuliani si respira, invece, l’elegante raffinatezza dell’Art Nouveau ed un certo gusto futurista per la scomposizione, che realizza, nella delicatezza dei toni e delle forme, immagini esotiche ed evocative, colme di significati non svelati, come quelli celati nelle creazioni di Giuliana Robecchi, dove la brillantezza cromatica conferisce inattesa nobiltà all’assemblaggio di materiali di riciclo, componendo figure insolite ed armoniose apparizioni. Guardano alla grande tradizione figurativa le tele di Michele Praticò, dove reminescenze classiche si profumano di tinte accese e delle note vibranti del Mediterraneo, mentre l’opera di Alessandra Veccia incanta per l’equilibrata composizione ed il sapiente accordo dei colori, evocando armonie di paesi lontani. (Emanuela Dho).


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Palazzo Nicolò Spinola di S. Luca

Nato sulle preesistenze medioevali dei Centurione e dei Gentile, il palazzo è frutto di più interventi avvenuti tra la seconda metà del Cinquecento e i primi decenni del seicento per volere di Nicolò Spinola e dei suoi successori. Nel 1588 la dimora è posta nei rolli (*) a nome di Gio. Battista Spinola, ambasciatore in Spagna e attivo promotore del rinnovamento di piazza Banchi. L'edificio si distingue per la sua scenografica facciata, legata al nome di Ottavio Semino (1560) e di Gio. Andrea Ansaldo (1610) di cui rimangono, purtroppo, alcune tracce solo nel sottotetto.
Il palazzo ha scarsa profondità e deve per questo fare i conti con una anomala distribuzione in lunghezza dove ogni ambiente diviene passaggio obbligato per accedere a quello successivo.
Il portale di marmo, con stipiti adorni di cariatidi che reggono un frontone spezzato a volute, è opera di Giacomo da Valsoldo. I negozi sottostanti sono stati ricavati dal bel porticato che il palazzo aveva e le cui tracce ancor oggi sono visibili.
Al piano nobile il soffitto, del salone, è affrescato da Ottavio Semino e rappresenta Ercole ammesso al concilio degli dei.

(*)I rolli sono 5 liste di case nobili, divise per prestazione,da sorteggiare; quando persone di riguardo arrivavano in città bisognava decidere chi avrebbe dovuto ospitarli e la cosa non destava grande entusiasmo. Alla fine del ‘500 c'erano 150 abitazioni che rappresentavano la spina dorsale dell'immagine della città vecchia.


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